Ieri abbiamo fatto un po' i sovversivi per le vie della città, sotto lo sguardo plebeo del popolo ignorante.
Niente di interessante o relativamente degno di nota, a parte qualche discussione con il cantante dei Tazenda (!!!) .
C'erano molti sbirri, avevo troppa voglia di accarezzarli. Mi fanno tenerezza.
Di sera poi il solito posto. Qualche birra e molte cazzate.
Ancora una settimana di sofferenza. Poi libertà.
Le due figure danzanti giocavano nella penombra, nutrendosi del chiaro/scuro come arma erotica dalle caratteristiche psicopatiche. L'ambiente asettico, colmo di lussuria e nascente passione, sembrava essere partecipe delle movenze presenti negli astanti. Microcosmo del sentimento; serial-killer di inibizioni. Nessuno schema di riferimento, nessuna costruzione astratta all'interno di un rapporto interdipendente e surreale.
Solo attimi sospesi e fugaci, tuttavia marchiati a fuoco nella memoria.
Sfogliavo i vecchi quaderni di quand'ero alle elementari. Io conservo tutto, specie questo genere di ricordi. La mia scrittura stentata, da piccolo bambino ancora inesperto nell'arte dello scrivere, domina insicura e fragile le pagine ormai ingiallite dal tempo. E' proprio in questo periodo che si son verificati gli episodi chiave della mia infanzia : la separazione dei miei e tanti altri cazzi che non vi sto a raccontare.
Ancora l'innocenza di quel piccolo bambino non si era frantumata in mille pezzi, ma resisteva ingenua contro le avversità della vita.
12-05-1994 "Papà sorridi alla mamma"
Quando vi vedo
che non parlate
mi sento solo e messo in disparte.
Io sono qui e non so che fare
ed in silenzio piango così.
“Caro papà,
abbraccia la mamma,
e tu, mamma, sorridi a papà.”
Sono piccino
ma penso a una cosa :
soltanto il bene,
è verità.
Tornate insieme,
vogliatevi bene
e tornerà e tornerà
la felicità.
Io ruberei persino le stelle
pur di vedervi felici insieme.
Io sono un bimbo, il vostro bambino
ed ho bisogno del vostro amor.
E' inutile dire come poi si sono evolute le cose. Guardatemi ora, e disprezzatemi.
L'orrido teatrino ambulante della decadenza.
Le marionette in scena sono sempre nuove, estrose, abili e suadenti. Le vecchie ormai bruciate.
Estasiante opera di un genio surreale, perenne e instabile; immense creazioni di un demiurgo terreno.
C'è qualcosa che non va, e che noto da tempo.
Il pubblico se n'è andato;
Sono un attore solo che recita sulle macerie del suo stesso palcoscenico.